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Howard Greenberg Gallery
41 East 57th Street
Photographers of Japanese Descent
Araki, Hosoe, Izu, Matsumoto
Toda, Ueda, Yamawaki
14 Marzo - 3 Maggio 2008

Come partecipante all’ Asia Week in New York City, la Howard Greenberg Gallery presenta la mostra Photographers of Japanese Descent. In questa importante mostra saranno esposti lavori eseguiti nel corso del xx secolo, che presentano un ricco ventaglio di tematiche, e varie implicazioni estetiche e stilistiche. Da molto tempo la Howard Greenberg Gallery ha mostrato l’opera di fotografi giapponesi in vari contesti. Questa mostra riunisce i lavori di molti di questi artisti, dando l’opportunità di ammirare i vari tipi di esplorazioni compiute dai fotografi giapponesi negli ultimi 75 anni.

Nobuyoshi Araki(1940) è uno dei più noti e controversi fotografi giapponesi contemporanei. Le sue immagini provocatorie hanno spesso come soggetto il Bondage (una pratica sessuale perversa) e sono incorse più volte nelle reti della censura giapponese. Nonostante le critiche negative il fotografo ha continuato a produrre immagini ad alto potenziale erotico, tanto che la sua opera sembra oggi più libera da restrizioni di quelle di tanti suoi colleghi. La sua intensa produzione ha contribuito alla sua fama internazionale.

Eikoh Hosoe (1933) occupa una posizione di primo piano nella fotografia giapponese del dopoguerra. Nel 1959 ha fondato l’agenzia Vivo che rappresenta i fotografi giapponesi freelance. Hosoe è professore di fotografia all’Istituto Politecnico di Tokyo e direttore del Museo Kiyosato di Fotografia. Il suo lavoro documenta spesso performance, teatro e danza ed esplora molti temi centrali della mitologia e della letteratura giapponese. In mostra saranno presenti copie d’epoca della sua serie intitolata L’ordalia delle Rose (1961), in cui il famoso scrittore Yukio Mishima gli servì da modello.

Kenro Izu (1949) ha studiato fotografia alla Nippon University, per emigrare in seguito negli Stati Uniti, nel 1970. Izu viaggia in continuazione, e per tutta la vita ha fotografato i luoghi sacri di tutto il mondo. La sua abilità di espertissimo artigiano è ormai leggendaria, e le sue grandi stampe al platino/palladio restano insuperate per la loro bellezza e virtuosismo. La sua serie di immagini sul Buthan è stata recentemente esposta al Rubin Museum di New York in una personale.

Tosh Matsumoto (1920), nato negli Stati Uniti è stato il primo fotografo della Japanese descent a diventare membro della New York Photo-League, e a esporvi nel 1949. Il suo lavoro fu incluso nella famosa mostra In and Out of Focus al Museum of Modern Art, nel 1950, e ancora al MoMA nel 1953 all’interno della rassegna Diogenes with a Camera II. Dopo queste mostre, Matsumoto uscì dalla scena artistica, e non risulta che abbia più esposto il suo lavoro.

Shoji Ueda (1913-2000) fu immediatamente conosciuto e accettato in ambito internazionale quando il suo lavoro venne presentato nella rassegna sulla fotografia giapponese curata da Edward Steichen al the Museum of Modern Art di New York. Il lavoro di Ueda -una sorta di mélange fra surrealismo e narrazione intimista, è assai considerato sia per il senso di sospensione onirica che per l’originalità compositiva. L’Ueda Shoji Museum di fotografia è stato inaugurato in Giappone nel 1995. Nel 2008 due grandi personali sul lavoro del fotografo Giapponese hanno avuto luogo in Svizzera e al M.E.P. di Parigi.

Iwao Yamawaki (1898-1987), architetto di formazione, si trasferì in Germania nel 1930 per studiare al Bauhaus. Durante il suo soggiorno biennale, tuttavia, lasciò l’architettura per la fotografia, producendo notevoli immagini di edifici, con un’attenzione particolare per quelli del Bauhaus. La sua sperimentazione col grandangolo, inquadrature dall’alto e dal basso, e un curatissimo chiaroscuro, caratterizzano le sue immagini , di una sensibilità insieme classica e modernista. Il suo lavoro rivela una impostazione tipicamente Bauhaus, inoltre il modo particolare con cui si avvicinò alla loro filosofia lo rese capace di creare immagini di grande rigore e dinamismo visivo.

Come i loro colleghi occidentali, i fotografi giapponesi all’inizio del XX secolo cercavano di fare foto che potessero essere considerate ŇartisticheÓ. A causa di questo pregiudizio, che voleva la fotografia ancella della pittura, anche in Giappone, negli anni Venti fiorì una sorta di fotopittorialismo, a cui aderirono fotografi come Toda. Come nel caso del fotopittorialismo occidentale, queste immagini -alcune delle quali sono al momento esposte presso la South Gallery, sono caratterizzate da una composizione rigorosa, da toni sfumati e da una messa a fuoco soft. Ma a parte i legami più diretti che si possono stabilire tra i due fenomeni, la sensibilità giapponese si differenzia distintamente per la miriade di differenze che sussistono fra le due culture.

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