L’antologica di Fischli-Weiss presso Palazzo Litta a Milano è costituita da una selezione di interventi e tecniche particolarmente ricca: fotografie, video, installazioni, sculture. I due autori, Peter Fischli (1952) e David Weiss (1946), zurighesi, lavorano in coppia dal 1979. L’integrazione del loro lavoro nello spazio dello storico palazzo milanese, uno dei gioielli seicenteschi della città, non è sempre riuscitissima: i saloni ricchi di specchi, stucchi, pavimenti in graniglia, sono veramente magnifici e forse per questo assai complicati da gestire per un artista contemporaneo. Il lavoro proteico dei due artisti svizzeri acquista tuttavia un risalto molto particolare in questa ambientazione.
Da una parte troviamo così gli “storici” Fischli-Weiss di The sausage photographs (1979), di Equilibri - Un pomeriggio tranquillo (1984), e The way things go (1986-87), in cui la fotografia o il video sono usati come strumenti di registrazione di eventi, progettati con l’ausilio di un curioso e spesso delizioso humor svizzero, e basati in gran parte sullo studio di equilibri instabili. In Equilibri buffe accumulazioni di oggetti disparati rimangono in bilico per miracolo, in un gioco sapiente e divertito. In The way things go la modificazione dell’equilibrio di altre accumulazioni di oggetti che crollano rovinosamente, crea una catena di piccole catastrofi controllate. Si tratta di una specie di reazione a catena che richiama anche, al contrario, l’antico sogno del moto perpetuo. In queste che credo rimangano ancora oggi le opere maggiori dei due artisti, appare un punto di vista assolutamente singolare sull’esistenza ed un’esibizione di specifiche abilità degli autori assolutamente uniche.
Dall’altra troviamo le sculture e le installazioni di oggetti dei due artisti svizzeri, a volte egualmente deliziose, a volte forse meno felici nelle loro ambizioni non sempre completamente risolte. A metà strada fra questi due estremi toviamo opere come la video-installazione-scultura La retta via (1983) in cui al film girato dai due autori travestiti rispettivamente da topo e da orsetto, sono affiancati i costumi usati nel film posti all’interno di due grandi parallelepipedi di perspex scuro semiopaco. Nel film lo humor dei due autori tocca corde demenziali, in una curiosa prospettiva filosofica (e alpinistica) alla Gilbert and George; l’ambientazione rimanda invece ad aspetti della scultura-installazione tedesca alla Katharina Fritsch.
Il discorso fotografico prosegue con Un lavoro incompleto (2007), composto da tre tavoli luminosi con 162 pellicole: una sorta di giro del mondo che ci mostra (spesso usando sandwich di immagini) flash banali della quotidianetà, mescolati con immagini sorprendenti o inquietanti. Questo mélange affatto particolare di consueto, desueto, sorprendente, angoscioso, affettuoso e kitsch è del resto la formula che permette di avvicinarsi a quasi tutti i loro lavori: dai video con un micio che lecca la sua ciotola (Gattino, 2001), ai coccodrilli che sembrano emergere dal pavimento, fino a Suddenly/This overview (1981-2006), un insieme di 92 piccole sculture di creta fra lo schizzo, il pun, il progetto. Proprio nella loro dimensione minuscola, e nell’uso del materiale primitivo impiegato per modellarle (creta cruda) assumono una dimensione virtuale, decisamente mentale e spesso assai spiritosa, che evita alcuni degli equivoci che suscitano le sculture più grandi. Va forse precisato che alcune serie di oggetti (come le sculture grige) e di foto (come quelle degli aereoporti) avrebbero forse guadagnato in incisività se presentate in maggior numero.
Per terminare con un’ulteriore notazione sui new media, va sottolineato il valore quasi ipnotico delle 162 diapositive della serie Fiori (1997-98); e l’interessante proposta di Kanalvideo del 1992, in cui si viene “inghiottiti” altrettanto ipnoticamente in un viaggio virtuale nelle fogne di Zurigo.
A.A.