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Una strana realtà Aeroplastics contemporary Jerome Jacobs 32 rue Blanche Bruxelles

RARE ESSENCE
Carlos Aires | Ryuta Amae | Jeremy Blake | Olivier Blanckart | Nezaket Ekici | Tracey Emin | Jean-François Fourtou | Shadi Ghadirian | Paul Glazier | John Isaacs | Nicholas Kahn and Richard Selesnick | Hendrik Kerstens | Andres Serrano | Cedric Tanguy | Sam Taylor Wood | Inez van Lamsweerde | Jake and Dinos Chapman | Frances Goodman | David Nicholson | Cheri Samba | Annie Sprinkle

28 Settembre - 3 Novembre 2007

“Quando non significa “sanguinante”, il termine inglese “rare” può ancora tradursi con “strano”: un falso amico per eccellenza, del quale non ci si può fidare più di tanttanto - proprio come l’arte, che ci insegna a diffidare di questa cosa strana che chiamiamo realtà.” (P-Y Desaive)

La mostra Rare Essence, che si tiene dal 27 Settembre alla galleria Aeroplastiques a Bruxelles riunisce una ventina di artisti che, in vari modi e con varie tecniche ci mostrano un quadro modificato dell cose, o immagini talmente paradossali da porsi agli antipodi “di quella cosa strana che chiamiamo realtà”, come dice P.Y.Desaive: ovvero la rassicurante banalità del quotidiano. Circa una metà di questi artisti affronta la creazione attraverso la fotografia, anche se &em; mediante performance accuratamente studiate, set elaborati o trucchi digitali &em; ci offrono immagini della cui “realtà” è prudente diffidare. Altri di questi artisti come l’inglese Tracey Emin, usano solo saltuariamente la fotografia (in questo caso, in mostra, abbiamo una scultura al neon); oppure tecniche tradizionali come la pittura, anche se tarate su registri particolari: come nel caso del realismo sociale e populista di Cherì Samba, o dell’iperrealismo di David Nicholson.
Per quanto concerne Carlos Aires, la fotografia è quasi inseparabile &em; e indistinguibile &em; dalla performance. Nella serie coi nani toreri, o dei baristi nani che servono un pubblico medio da vernissage, solo la foto può poi offrire all’evento la chance di rimanere nel tempo, ma anche il criterio di “misurabilità” in cui sta tutta la paradossalità dell’evento. La foto di una performance o di una installazione, restituendoci la portata complessiva dell’evento, diventa a sua volta parte di esso. Ryuta Amae, con le sue immagini archetipali, presta alla fotografia un aspetto pittorico e perentorio, che ci fa pensare al rapporto fra immagine e memoria, fra manipolazione dell’immagine e alterazione del ricordo. Anche nel caso delle performances di Nezaket Ekici, immortalate in video a colori, abbiamo un simile cortocircuito fra il concetto che l’immagine vuole veicolare e il supporto elettronico mediante il quale l’immagine viene veicolata. Diversi fra gli autori presenti, attraverso la manipolazione elettronica delle immagini ottengono racconti epici e fantastici che un tempo erano appannaggio della grande pittura accademica, come nel caso di Nicholas Kahn & Richard Selesnick, e della loro City of Salt; o di Cédric Tanguy, la cui specialità sembra essere il mélange dei generi. L’artista si diverte infatti a recuperare (e dissacrare) temi trattati dalla pittura del Sette-Ottocento, trasformandola in una sorta di delirante videogioco contemporaneo. Le immagini di Inez van Lamsweerde ci introducono invece nell’universo fittizio ma per noi consueto della moda, che l’artista “decodifica” di volta in volta attraverso l’uso di un piccolo trucco o di una leggera distorsione. Anche Jean-François Fourtou, autore di ritratti in un interno, apparentemente normali, gioca sull’introduzione di un elemento estraneo: solitamente grandi sculture di animali posti accanto ai ritrattati.
La famosa artista inglese Sam Taylor Wood, nella serie Bram Stoker’s Chairs, gioca sul paradosso di un corpo “volante” (il suo), che getta ombra sulla parete, e l’instabile equilibrio della sedia da cui sembra librarsi che, come il Dracula di Bram Stocker, ne è invece priva. L’0landese Hendrik Kerstens. come gli antichi maestri del suo paese, si esercita in una serie di ritratti e nudi di un unico soggetto: la figlia Paula. Sulle immagini sospese e squisitamente chiaroscurate, viene a cadere la piccola ombra di questo ossessivo rapporto. Shadi Ghadirian lavora sull’ambiguità della condizione femminile delle donne del suo paese: un personaggio femminile su fondo nero, di cui possiamo scorgere solo il volto e le mani, è rivelato e insieme nascosto da una serie di icone informatiche. Andrès Serrano ci stupisce con una nuova serie di foto in cui, secondo P-Y Desaive “la minuzia dell’esecuzione della foto sembra inversamente proporzionale alla banalità del soggetto”: dei dettagli architettonici di chiese francesi. Per un fotografo abituato a stupire con temi scelti appositamente per suscitare reazioni contrastanti, non c’è male. Al contrario sembra procedere Paul Glazier che deriva le sue immagini inquietanti da testi che sono ormai classici della contemporaneità, come nel suo video Yellow Brick Road Works tratto dal celeberrimo Mago di Oz. Per finire Annie Sprinkle fa vestire a Linda Montano, celebre figura della Body Art al femminile, i panni di 15 diverse “Dee e puttane” al tempo stesso, creando una sorta di archetipo clownesco di Dea Madre contemporanea.

Rossella Bigi


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