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Lisette Model
Hasted Hunt
529 West 20th Street, 3rd Floor
New York
6 settembre - 27 ottobre, 2007

“The camera is an instrument of detection.
We photograph not only what we know, but also what we don’t know”
Lisette Model


Lisette Model (1901 - 1983), è una fotografa austriaca, approdata negli Stati Uniti come molti suoi connazionali durante gli anni Trenta. Era nata in seno ad una famiglia viennese benestante, ma sua madre era francese. Anche il padre era in realtà italo-austriaco: Lisette godette quindi da subito di una educazione cosmopolita. Parlava tre lingue, e fu educata soprattutto da insegnanti privati. La musica ebbe una parte sostanziale nella sua educazione: adolescente, seguì delle lezioni da Arnold Schoenberg, che ebbero su di lei profonda e duratura influenza. Divenne fra l’altro molto amica della figlia del compositore, di cui frequentò a lungo la cerchia di amici.
Dopo la morte del padre, Lisette si sposta a Parigi. Anche qui continua la sua educazione musicale e inizia a studiare pittura. Nella capitale francese conosce e sposa il pittore ebreo russo Evsa Model. Scatta le prime foto con la Rolleiflex della sorella, che era una provetta fotografa dilettante. Seguendo un suggerimento della moglie di Kertesz, Elizabeth, si reca nel sud della Francia per fare i suoi primi esperimenti come street-photographer. Come Guttmann, fotografo tedesco con un passato di pittore, poi emigrato in America, Lisette divenne fotografa dopo che un amico se ne uscì con una battuta sul fatto che, data la rapida ascesa di Hitler, non sarebbe stato male scegliersi una professione nomade come quella del fotografo. Come Grosz, altro artista di lingua tedesca approdato in America, Lisette fu immediatamente attratta da quei soggetti che avevano a che fare con la corruzione della società. Le sue foto scattate sulla Promenade des Anglais a Nizza hanno non pochi punti in comune con le caricature espressioniste del pittore tedesco.
John Szarkowski scrive che il suo The Gambler ha soltanto apparentemente la rilassatezza dei gatti al sole: come i felini e i predatori è pronto a scattare, e data la prospettiva ribassata da cui è colto, ci si potrebbe aspettare che da un momento all’altro dia un calcio alla macchina fotografica. Se Brassai era equidistante dalla bellezza come dalla depravazione (come affermava Henry Miller), la Model era certo più tentata dalla depravazione — pur senza farne il suo unico soggetto — che dalla bellezza convenzionale. Le sue foto memorabili, dice sempre Szarkowski “rappresentano persone di cui si può presumere che siano corrotte, bugiarde, golose, avare, spietate o crudeli”. Non si può mai capire, insomma, se Lisette stia semplicemente esorcizzando il male con il suo apparecchio fotografico, o raccogliendo metodicamente materiale sui peggiori peccati mortali. Diceva del resto la fotografa che la macchina fotografica era uno strumento d’investigazione: e che fotografiamo non solo quello che conosciamo, ma anche quello di cui non sappiamo nulla.
Una volta in America Lisette continuò a interessarsi degli stessi soggetti che aveva iniziato a fotografare in Francia: da una parte i derelitti, dall’altra matrone vecchie o grasse: Entrambe tipologie che, in qualche modo, riflettevano la propria reciproca volgarità. La volgarità americana diventa così, per la fotografa austriaca, una specie di contrappunto alla decadenza europea che si era lasciata alle spalle. Sembra che scattasse le sue foto, preferibilmente, nel tardo pomeriggio, quasi a suggerire una prossima calata del buio sulla città. Fra i nuovi soggetti ci sono però anche i riflessi nelle vetrine di New York e le foto — scattate a livello del suolo — delle gambe in movimento dei passanti, un aspetto della vita frenetica della metropoli. Le prime conservano qualcosa di tragico che fa pensare a certo cinema tedesco. Quanto alle altre è stato notato da più parti come introducessero un punto di vista claustrofobico ben lontano sia dal dinamismo ottimistico del sogno americano, sia dal documentarismo della fotografia sociale. Anche se era piccola ed elegante, come fotografa Lisette era molto aggressiva, e se possibile, cercava di sottolineare la brutalità del suo punto di vista con ruvide stampe 16 x 20. A Weston che gli aveva chiesto come facesse a rendere quegli effetti così graffianti, rispose che portava a stampare le sue foto al Drugstore che si trovava all’angolo.
Come Guttmann, Lisette Model cercò, come si è detto, di fare dell’Espressionismo in fotografia — uno stile con cui forse il pubblico americano non entrò mai pienamente in sintonia. In effetti, come il collega tedesco, ebbe una lunga carriera come insegnante, ma relativamente breve come fotografo professionista. Nonostante avesse ricevuto molte commissioni da Harper’s Bazaar, queste praticamente cessarono nel 1951. Le foto per cui è divenuta celebre, del resto, sono tutte degli anni Trenta e Quaranta, ed in America ebbero veramente successo solo le primissime immagini che aveva scattato sulla Costa Azzurra. I suoi ultimi soggetti sono le bambole voodoo fotografate a grandezza naturale in Venezuela, negli anni Cinquanta. Sedute su delle sedie, potrebbero sembrare delle vere mummie, e sembrano chiudere, con questa suggestione funeraria, il cerchio della parabola iniziata in Europa tanti anni prima.
Il suo ultimo mercante Harry Lunn pubblicò nel 1976 il suo “Portfolio of 12 Photographs”, stampato da Gerd Sander — della leggendaria famiglia di August Sander. Queste immagini sono ben note, ed hanno conosciuto una notevole diffusione; nondimeno è assai raro che un portfolio con la sua scatola originale rimanga intatto per così tanto tempo. Aperture ha ripubblicato la sua classica monografia del 1979 e organizzerà una mostra — parallela a quella della Galleria Hasted Hunt — dal titolo Model and her successors. Difficile infatti non notare più di una somiglianza fra la poetica della fotografa austriaca, e celebrati fotografi americani contemporanei come Diane Arbus o Nan Goldin.

a cura di Adriano Altamira e Rossella Bigi


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