Il 21 settembre, MUSAC, Museo de Arte Contemporaneo de Castilla y Leòn, presenterà Existencias, il suo terzo importante progetto tratto dalla Collezione MUSAC dopo Emergencias, l’esposizione inaugurale del museo che iniziò il 1° aprile 2005, e Fusion, Aspects of Asian Culture in the MUSAC Collection, che ebbe luogo tra il dicembre del 2005 e l’aprile del 2006. La mostra avrà luogo in tutto lo spazio espositivo del museo (5 hall, Laboratorio 987 e lo Showcase Project: più di 4000 mq in totale), presentando le opere di più di 200 artisti spagnoli ed internazionali della Collezione MUSAC. Al contrario dell’esposizione inaugurale, la quale riguardava le preoccupazioni politiche e sociali degli artisti contemporanei, Existencias non segue una tematica specifica. Al contrario, essa segue soltanto la tendenza di accumulare e selezionare. Attraverso questa presentazione cumulativa, che era tipica delle collezioni barocche e delle wundercammern, l’intenzione è, da un lato, di sottolineare alcuni concetti relativi alla creazione di una collezione istituzionale (accumulazione) e, dall’altro, imparare nuovamente a guardare in uno spazio completamente riempito.
In linea con l’esposizione, il museo pubblicherà il Volume II: un rapporto sulle collezioni a partire dal 2005. Il libro copre tutta una serie di lavori per un totale di 122 artisti, accentrando l’attenzione su quelli che sono stati esposti nelle mostre del museo sino ad ora. Il libro includerà anche scritti sui dettagli della catalogazione dei lavori.
Uno degli elementi chiave del progetto è n seminario sul collezionismo oggi: Collecting Today, che si terrà il 6 e il 7 ottobre al MUSAC. Professionisti di entrambi i settori: musei e istituzioni e collezionisti privati esporranno le proprie esperienze, i propri timori ed i propri consigli, come parte di un progetto globale sull’importanza del collezionismo di arte contemporanea internazionale oggi. MUSAC è un’istituzione supportata dal Dipartimento governativo per la cultura ed il turismo di Castilla y Leòn e dalla Fondazione Siglo para las Artes.
L’esposizione (testo del catalogo di Rafael Doctor)
Lo spazio architettonico del MUSAC verrà usato come un deposito, in cui le opere saranno disposte in maniera diversa da quella tradizionalmente seguita dai musei di oggi. Abbiamo fatto ricorso all’idea dello studiolo barocco sul cui modello sono stati esemplificati i grandi saloni d’esposizione fino ai primi del 20° secolo: essi venivano completamente riempiti di opere, anche dai movimenti d’avanguardia, che disponevano i quadri senza l’elemento di quello “spazio vuoto”, oggi così ampiamente accettato come l’unico contesto possibile per leggere un’opera d’arte. Allo stesso tempo, lo scopo dell’esposizione è di lasciare il visitatore completamente libero di trovare il proprio itinerario o l’approccio che preferisce per vivere un’esposizione come questa.
L’intenzione è quella di invertire lo spazio fisico in cui operiamo, trasformando le sale dell’esposizione in una sorta di deposito consultabile, in cui visitatori possano godersi tutto il lavoro che è stato fatto sino ad oggi e in cui si potrebbe ottenere una lettura metaforica del nostro tempo grazie ai trend definiti gradualmente dallo stesso accumularsi e progredire delle collezioni MUSAC.
Temi, opere, autori e media saranno così mescolati all’interno di uno spazio concepito come una curiosa galassia ricca di sorprese e di eccessi. Il percorso attraverso l’esposizione sarà vissuto come una grande esperienza, capace di interrogare il visitatore con una moltitudine di domande, non solo relative alla natura dell’arte oggi, ma anche e soprattutto, sul mondo in cui viviamo. Senza l’alibi di uno spazio, le opera esposte, prive della solita sublimazione concessa loro da quest’ultimo, creeranno ogni volta un incontro inaspettato, e soprattutto consentiranno al visitatore di sviluppare una nuova coscienza. I lavori bidimensionali verranno appesi con lo stesso criterio di quelli immagazzinati, mentre alle sculture sarà concesso lo stretto spazio necessario. L’unico elemento che fornirà una sorta di filo rosso alla mostra, sarà l’indicazione dei lavori che sono stati esposti nel museo negli ultimi due anni per distinguerli da quelli che possono costituire una novità per il pubblico. L’intenzione iniziale era di esporre la totalità dei lavori acquistati dal MUSAC, ma alcuni sono stati lasciati fuori per ragioni di spazio. Tuttavia è stata conservata l’idea di riempire gli spazi il più possibile per sottolineare il senso di accumulazione tipico di ogni collezione. Anche se l’esperienza della visita è suggerita dall’idea di un’immersione in una galassia multiforme, vi sarà tuttavia una sorta di progressione spaziale suggerita da quei lavori che indicano a loro volta quelle istanze che abbiamo inteso raggiungere. Questa progressione parte dall’installazione Paesaggio Segreto di Montserrat Soto, o la parete di libri che esplodono di Alicia Martin. Anche alcuni artisti giovani ci conducono a considerare l’idea di accumulazione come un’idea guida del mondo occidentale Ðad esempio l’immagine di Candida Hofer della Galleria del Louvre. Altre installazioni e opere di Marina Abramovic, William Kentridge, Christian Jankowski, Tobias Rehberger, Hussein Chalayan and Paul Pfeiffer, fra gli altri, condurranno al salone centrale del MUSAC, riempito della maggioranza delle opere bidimensionali esposte nelle mostre precedenti, una sorta di deposito nel deposito.Il percorso continua con tutti quei lavori che hanno a che fare con la luce o con la sua diretta esperienza, con lavori di Daniel Canogar, Jennifer Steinkamp, Atom Egoyan, Juliao Sarmento and Charles Sandison. Infine, un’altra grande sala con lavori di Wolfgang Tillmans, MP & MP Rosado, Maximo Vitali, Francesc Ruiz and Barry McGee, tutti contraddistinti da una sorta di eccesso di “rumore” visivo. Seguono ancora una sezione di disegni e il Laboratorio 987 con il lavoro di Douglas Gordon and Philippe Parreno’s Zidane: A 21st century portrait.