“Il corpo rimane una questione privata”, scrive William A. Ewing (direttore del Musée de l’Elysée di Losanna, curatore della mostra) nella prefazione al catalogo che accompagna la mostra, “il volto è una questione pubblica”. Era quindi inevitabile, conclude il curatore della rassegna, “che l’oscillazione tra il corpo e il volto tornasse in modo prepotente a favore del viso”.

Se questo statement spiega la scelta tematica del ritratto e del volto attorno a cui ruota la rassegna ora presentata allo spazio Forma di Milano, queste altre poche righe tracciano l’orizzonte all’interno del quale avviene questo passaggio: cioè quando i “costruttori d’immagine” hanno cominciato a prendere in considerazione le modalità secondo cui le scienze (biologia cellulare, genetica, la neurologia, la farmacologia) le tecnologie biomediche (fra cui anche le immagini elettroniche non invasive del corpo), le tecnologie correlate (la robotica, l’intelligenza artificiale, la nanotecnologia), e infine le strategie commerciali, la pubblicità, il femminismo, la psicologia e la sociologia, ecc. stavano reinventando tutto ciò che circonda l’essere umano. Tutto questo corrisponde sostanzialmente ancora all’orizzonte di poetica tracciato nel 1992 dalla mostra Post Human, che proprio da Losanna (FAE Musée d’Art Contemporain Pully/Lausanne) aveva iniziato il suo percorso europeo. Anche Post Human cercava e trovava il suo punto di partenza in quei mutamenti socio-psico-comportamentali che hanno posto l’uomo contemporaneo in una posizione del tutto particolare rispetto ai suoi predecessori, nello spazio di soli pochi decenni. L’uomo di oggi ha infatti la possibilità di modificare se stesso, il proprio aspetto, persino certi suoi stati d’animo “di fondo” (malessere, malinconia, depressione), grazie alla chirurgia estetica, la moda, il fitness, i farmaci antidepressivi. Si dà ovviamente per scontato che potendo intervenire così sul proprio stesso corpo, o volto, l’uomo abbia anche la possibilità di intervenire sull’immagine del reale, migliorandola, truccandola o falsificandola attraverso l’elaborazione a elettronica; così come è ormai virtualmente capace di duplicarsi attraverso la clonazione, di imitare certi suoi comportamenti grazie ad arti e protesi meccaniche, o di creare macchine dotate di movimento e di una certa autonomia attraverso la robotica. Se Ewig cita in apertura l’ironica opera di Barbara Kruger in cui un volto di donna è incorniciato dalla frase “Il tuo corpo è un campo di battaglia”, va altresì notato che anche artisti come Thomas Ruff, Yasumasa Morimura e Christian Marclay, piuttosto che Dennis Adams (presenti nella citata Post Human), avrebbero potuto far parte anche della presente rassegna. I volti di Michael Naijar (l’artista in copertina), ad esempio, al di là dell’ipotesi fantascientifica che sottendono, fanno parte di una produzione artistica che si sviluppa sulle orme di fotografi come Ruff, come altri ritratti frontali che troviamo fra le pagine del catalogo. Senza nulla togliere, con questo, a questa interessantissima scelta di immagini, notiamo come non sia tanto un progetto artistico complessivo a prendere vita, ma una accurata selezione di progetti attorno al tema del ritratto fotografico, secondo modalità invalse negli ultimi 10 o15 anni, derivate da una maggiore diffusione del punto di vista analitico e concettuale, dal gusto per l’enumerazione, l’analisi statistica e il confronto, dall’idea del lavoro strutturato per serie tematiche. In questo senso risultano interessanti i ritratti prima e dopo di Rineke Dijkstra, quella sorta di Uno, nessuno e Centomila costituito dagli autoritratti multipli di Anrée Chaluleau, i vari ritratti di categorie di persone (sportivi, ecc.) tra cui spiccano i ritratti di donne di razza mista di Marie Jo Lafontaine.
Dopo i ritratti di categorie di persone che assumono un interesse proprio nell’idea suscitata dal loro confronto, dalla capacità del fotografo di cogliere il nesso che li accomuna, viene la numerosa serie delle manipolazioni, dei trasporti, delle fusioni di volti, del trucco in tutte le sue forme: Dalle personalità molteplici di Ciny Sherman (antesignana di questo genere di interventi) a Orlan, che dopo aver modificato il proprio volto “espressionisticamente” attraverso numerosi interventi di chirurgia, prosegue oggi il suo progetto attraverso manipolazioni elettronichwe che sovrappongono al proprio volto caratteristiche “collettive” atemporali Ð ad esempio trasormando il proprio sembiante secondo modelli precolombiani, o di altre etnie e civiltà. Non mancano i ritratti dei politici, di cui Jiri David seleziona la facce da scatti inconsueti, arrossando poi i loro occhi come se piangessero, almeno per una volta, al posto nostro. Nancy Burson, una delle antesignane della creazione artistica attraverso immagini rielaborate al computer, è l’autrice di Warhead 1, una foto che mescola i volti dei premier delle potenze nucleari dell’epoca (1982) in misura equivalente al loro arsenale: il volto è in effetti al 90% una combinazione dei volti di Reagan e Breznev, con qualcosa della Tatcher, di Mitterand e di Deng Hsiao Ping.
A.A.