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Memoria, nuovi autori e didattica: nasce a Bibbiena il Centro Italiano della Fotografia d’Autore per iniziativa della FIAF

Il 28 maggio apre a Bibbiena il Centro Italiano della Fotografia d’Autore
Importanti mostre in programma per l’inaugurazione: dedicate ai Maestri della Fotografia Italiana ; a 16 autori emergenti; a due esperienze didattiche realizzate nell’ambito di iniziative nazionali.

Ce ne parlano Fulvio Merlak, Presidente FIAF e Roberto Rossi, Presidente del circolo
fotografico Avis Bibbiena e direttore di FotoIt

di Chiara Giacomini

In occasione di questa importante inaugurazione, abbiamo fatto alcune domande a Roberto Rossi, uno degli ideatori del progetto.

Quando e come nasce l’idea di questo nuovo Centro della Fotografia in un edificio storico appena ristrutturato come la vecchia casa mandamentale di Bibbiena?

Le cose sono nate in tempi diversi. Nel 1996 il Consiglio Direttivo della FIAF decise di creare il Museo della Fotografia amatoriale italiana e iniziò a recuperare donazioni di fotografie che i vari autori avevano realizzato. In pratica, si cominciò a fare una cernita di autori- i più importanti nel mondo della fotografia amatoriale dagli anni ’50 ad oggi- richiedendo una parte significativa delle loro opere. A questa richiesta aderirono diversi autori, non tutti, poiché alcuni si sono riservati di donare le opere nel momento in cui questa struttura fosse realizzata. Si è creato così un fondo di base, al quale si è aggiunto quello che già aveva la FIAF, frutto di cinquant’anni di attività. Avevamo un immenso patrimonio da valorizzare.
La struttura adeguata al progetto è stata scelta , non del tutto casualmente, a Bibbiena. Il circolo fotografico locale è molto attivo e da molti anni svolge iniziative, tra cui Fotoconfronti, manifestazione annuale inserita anche nel circuito “Portfolio 2005”. Bibbiena è abituata a convivere con la fotografia.
Per una coincidenza fortunata il Comune aveva deciso la ristrutturazione del carcere, uno spazio adatto a iniziative importanti., eventi che avessero un interesse per il territorio dal punto di vista culturale e turistico. Il nostro progetto di creare un Centro Italiano della Fotografia d’Autore, con le attività correlate, museali, didattiche ecc. poteva diventare una risposta a quelle esigenze.
Il Centro della Fotografia d’Autore, è oggi una realtà, una Fondazione che vede uniti Amministrazione locale e Fiaf.
La ristrutturazione è stata completata nel settembre del 2004 e i locali hanno già avuto una pre-inaugurazione durante la manifestazione Fotoconfronti del 2004, quando è stata annunciata ufficialmente la nascita del Centro. L’avevamo chiamato Museo per la Fotografia Italiana, ma poi si è ritenuto che “museo” non fosse il termine più adatto per la molteplicità di iniziative in progetto, di cui la conservazione e la valorizzazione del patrimonio erano solo un aspetto. Penso alla valorizzazione di nuovi fotografi , a iniziative didattiche, a incontri, a tutta una serie di eventi che favoriscano la creatività.

Sono presenti alcuni dei più importati fotografi italiani. Avete chiesto lavori a tutti gli aderenti FIAF, anche ai meno noti?

Sì, a tutti. Sono lotti dalle dieci alle cento fotografie. Ci sono nomi notissimi, perché molti tra quelli presenti sono fotografi nati all’interno della fotoamatorialità negli anni ’50, che facevano parte dei vari circoli. Nel tempo tutti hanno trovato un’altra destinazione, ma molti sono legatissimi alla FIAF, tanto che per esempio Berengo Gardin ha la tessera e, lui ci tiene a dirlo, “pagante” e non “onoraria”, dal ’54.

Tutte queste immagini sono catalogate e almeno in parte archiviate su database. Intendete col tempo arrivare a digitalizzarle tutte?

Certamente, l’idea è quella di catalogarle e renderle disponibili per la consultazione e utilizzabili per la ricerca attraverso internet. Abbiamo anche intenzione di collaborare con altre strutture. Ad esempio, una delle due mostre inaugurali dedicate alla didattica viene dalla Gam di Torino e si tratta di un lavoro fatto da Mario Cresci l’anno scorso, il risultato dei corsi con le foto degli allievi. L’altra mostra didattica è il risultato di un laboratorio fotografico per ragazzi realizzato da Nino Migliori in collaborazione con l’Apt Lagorai- Valsugana Orientale e Tesino, che è stato poi esposto al Mart di Rovereto. Tutte le esposizioni scelte per l’inaugurazione vogliono essere un manifesto delle attività del Centro: l’archivio, la valorizzazione delle nuove proposte e la didattica sono i tre punti fondamentali del nostro progetto.
Attualmente la struttura si regge sul lavoro volontario. Stiamo avviando una collaborazione con la Facoltà di Conservazione dei Beni artistici dell’Università di Arezzo per organizzare stage sull’archiviazione.

Cosa pensa della mutazione che sta avvenendo nel mondo della fotografia con l’uso delle fotocamere digitali, ormai diffusissime, anche grazie ai telefoni cellulari? Si tratta di un progresso o di un impoverimento per la fotografia?

Penso che siamo in una fase di transizione. E’ chiaro che queste novità tecnologiche hanno portato la fotografia a livello di tutti, dando la possibilità a chiunque di avere un apparecchio fotografico sempre in tasca anche attraverso il cellulare. Questo è positivo perché si avvicinano alla fotografia masse, soprattutto giovanili. Si ricomincia a vedere l’entusiasmo che durante gli anni ’90 si era un po’affievolito, al contrario degli anni ’80 che erano stati anni di fermento, almeno per la nostra esperienza. Quello che riscontro in questa fase è che si tratta in gran parte di un gioco, quindi stiamo a vederne gli sviluppi. Il nostro compito, come operatori del settore, è quello di far diventare questo interesse una passione. Non è facile, ma facciamo tantissima attività di base nei circoli con corsi e piccole mostre, per cercare di coinvolgere il maggior numero di persone, dando loro gli strumenti di base e le opportunità per valorizzare il proprio lavoro. La nostra è un’attività capillare nel territorio, perché abbiamo quasi 600 circoli in tutte le regioni . Per esempio a Bibbiena, che conta 10.000 abitanti, abbiamo appena terminato un corso con 60 iscritti. Questo è sicuramente dovuto al digitale e al desiderio di imparare a usare le macchine che ormai tutti possiedono. Si è cercato di dare non solo delle spiegazioni su come usarle, delle basi tecniche, ma anche degli approfondimenti per coinvolgerli nel mondo della fotografia..per risvegliare un interesse non solo pratico. Poi qualcuno rimane, altri, imparata ad usare la macchinetta, lasciano


Tra i mille impegni che precedono l’inaugurazione, siamo riusciti a “rubare” qualche minuto anche a Fulvio Merlak, Presidente della FIAF, per chiedergli quali sono le prospettive a breve e medio termine di questo importante progetto.


“Innanzi tutto, esprimo la mia grande soddisfazione nel vedere realizzato un progetto tanto rilevante. Il Centro, che inizialmente si chiamava Museo della Fotografia amatoriale italiana, nasce idealmente il 29 giugno 1996, quando il Consiglio decise di trovare una collocazione ottimale per tutto il materiale in nostro possesso, che rischiava di essere disperso in mille rivoli. Materiale di grandissimo valore iconografico, oltre che economico. A Torino c’è da sempre la fototeca della Federazione, quindi l’idea era di trovare un luogo che non fosse un suo doppione e un semplice archivio. Quando si è presentata l’occasione di Bibbiena, il progetto divenne più ampio e articolato di quanto avessimo immaginato.
Le finalità del Centro si possono così riassumere: individuare e acquisire materiale, catalogare e archiviare quello in nostro possesso (oltre 33.000 fotografie), valorizzare le immagini attraverso mostre e pubblicazioni, produrre grandi iniziative. Mentre la sede amministrativa resterà a Torino, il Centro di Bibbiena diventerà un vero e proprio laboratorio culturale e didattico, dove si organizzeranno eventi, convegni, dibattiti, oltre che corsi, stage e seminari. Tra gli obiettivi principali della FIAF c’è quello dell’educazione all’immagine, un linguaggio che, al pari della lettura, per essere compreso, deve avere delle basi di decodificazione. Devo saper leggere le fotografie prima ancora di realizzarle. Per questo ci piacerebbe organizzare anche dei corsi per docenti. Infine, vogliamo realizzare una biblioteca specializzata, un archivio multimediale, e intendiamo favorire collaborazioni con altre strutture ed enti e fornire servizi di consulenza nel settore”.


Per raggiungere Bibbiena (Arezzo): Autostrade del Sole fino ad Arezzo, poi Strada Regionale n.71. In alternativa, per chi giunge da nord, si può percorrere l’A14 adriatica fino a Cesena, dove occorre immettersi sulla Strada di Grande Comunicazione E 45 fino all’uscita di Bagno di Romagna. Da lì, attraverso il suggestivo passo dei Mandrioli, si supera l’Appennino e si entra nel territorio comunale.

Orario di apertura mostre: lun. ore 15.30-18.30, mar/mer/gio/ven/sab. ore 9.30-12.30 e 15.30/18.30, dom. ore 10.00-12.30

Info: tel. 0575/383109, fax 0575/383239
e-mail info@immediaarezzo.it


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