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Una star del Neopop:
i video-fiume di Pipilotti Rist al Moma
Pour Your Body Out (7354 Cubic Meters)
New York - fino al 2 febbraio 2009



Pipilotti Rist al Moma



Pipilotti Rist al Moma



Pipilotti Rist al Moma



Pipilotti Rist al Moma

Pipilotti (Elisabeth Charlotte) Rist è nata nel 1962 a Schweizer Rheintal, in Svizzera, e vive a Zurigo. Ancor’oggi che è divenuta una delle più importanti videoartiste internazionali, si fa chiamare col suo soprannome da bambina, che è quello della protagonista di un noto romanzo per l’infanzia di Astrid Lindgren.
La sua mostra attualmente in corso al Moma di New York occupa l’intero atrio del secondo piano del Museo con una videoinstallazione sonora e scultorea di dimensioni monumentali, intitolata Pour your body out (7350 metri cubi). Con effetto decisamente avvolgente per lo spettatore, l’opera, una sorta di paesaggio immaginario e in movimento, è proiettata su schermi giganteschi (otto per sessanta metri all’incirca) e gioca sull’integrazione degli effetti visivi con quelli sonori. L’isola al centro dello spazio è stata progettata dall’artista con la collaborazione dell’Atelier Rist Sisters, mentre il suono è curato Anders Guggisberg.
La Rist ha maturato una notevole cultura musicale lavorando dal 1988 al 1994 con la klezmer-punk-pop band Les Reines Prochaines, ed ora scrive la maggior parte delle musiche che impiega nelle sue opere. Ha iniziato ad interessarsi dei media elettronici all’inizio degli anni 90, e nel 2005 era già consacrata come artista di fama mondiale alla Biennale di Venezia, dove la sua video-opera Homo sapiens sapiens (che rappresentava ufficialmente la Svizzera) era proiettata sul soffitto della chiesa di San Stae e poteva essere osservata stando sdraiati.
Il suo lavoro, che si avvale di effetti sempre più spettacolari non è tuttavia pensato per un pubblico d’élite, ma per gente dotata di una normale “educazione televisiva”. Pipilotti riconosce di essere una “figlia della televisione” e confessa di non riuscire sempre a distinguere le sensazioni provate passeggiando nel bosco “da quelle che nascono guardando la TV” -secondo lo scenario già previsto a suo tempo da Italo Calvino nelle Lezioni americane. Coerentemente con questo punto di vista non intellettuale, le opere di Pipilotti non sono seriose né supponenti, anzi non nascondono spesso una certa ironia e anche un tono volutamente affettuoso in contrasto col gigantismo dei mezzi. L’avvolgenza della nicchia elettronica messa in atto nelle sue installazioni allude spesso di fatto a temi “normali”, in armonia con l’universo femminile, come la vita affettiva, la casa, il corpo. Elementi ricorrenti sono infatti i fiori (magari usati per mandare in frantumi i vetri delle auto posteggiate in una strada), i frutti, gli alberi, particolari di corpi, le facciate e gli interni delle case Tuttavia lo stile è assolutamente personale e anticonvenzionale, e sfrutta effetti barocchi (ad esempio schermi accostati con immagini speculari che si raddoppiano), più facilmente decorativi che sgradevoli o urtanti. In un video come Blutclip (2008), ad esempio, in cui il sangue mestruale gioca un ruolo centrale, la vicenda si trasforma presto in una sorta di metafora astrale alla 2001 Odissea nello spazio e trascende il tema iniziale. In altri video, come Pickelporno (1992) o Lullaby (2002), la videocamera esplora corpi umani o facciate di case come sorvolasse paesaggi sterminati, per soffermarsi poi su particolari ingranditi e deformati che assumono identità aliene o mutanti. Le forme si mischiano con altre forme o lasciano il posto ad altre immagini con loro incommensurabili, consegnando a questi “voli” la forza di metafore a volte leggere, a volte profonde. In altre opere come I’m not the girl who misses much (2007), è invece un ritmo scatenato e ossessivo a farla da padrone, riproponendoci Pipilotti in versione popstar.

A. A.


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