Drawing Restraint è una mostra organizzata dalla Kunsthalle Wien con la Serpentine Gallery di Londra. Il tema della mostra illustra quel tipo di grande metafora avvolgente cui ci ha abituato negli ultimi 15 anni l’autore della serie Cremaster. Il linguaggio dello sport, l’anatomia (il cremaster è un muscolo della zona pelvica), situazioni di sforzo e di tensione tipiche della performance si alleano per creare insolite immagini visionarie, non prive di umorismo grottesco. Houdini e il giocatore di calcio statunitense Jim Otto lottano contro la resistenza (costruita e naturale) dei limiti del corpo umano. Come il mago e lo sportivo, Barney college le dinamiche fisiche che oscillano in continuazione fra self-control e impeto energetico. Per l’artista che è stato uno sportivo e un modello, la genesi del lavoro si basa soprattutto sui limiti autoimposti alla propria energia. Usa infatti la ginnastica, il climbing, il sollevamento pesi come momenti di una performance, si trasforma in un fantastico giovane satiro, o sale a bordo di una baleniera giapponese come “ospite occidentale” per unirsi al suo amore - Bjö:rk. Questa location di un mitico mondo parallelo, distillato da elementi storico culturali dello Shinto giapponese, performance occidentale e pensiero orientale, ed estetica industriale reinventa la storia di Moby Dick facendola culminare in una sorta di “comunione erotica” nella quale gli amanti sono trasformati in balene ed entrano nella prospettiva esistenziale di essere oceanici. Con Drawing Restraint, Barney che si considera soprattutto uno scultore estende la nozione di scultura fino ad includere ogni tipo di medium visivo, e combina performance, video, fotografia, installazione, film, and disegno in una sorta di affascinante opera d’arte totale. (Curator: Gerald Matt).
Matthew Barney è nato a San Francisco nel 1967 e cresciuto a Boise, Idaho. Ha frequentato la Yale University a New Haven, Connecticut, dove ha ricevuto il suo BA nel 1989. In seguito si è trasferito a New York dove vive e lavora. Fin dai suoi primi lavori ha esplorato il modo di trascendere i propri limiti fisici attraverso la pratica di arti multimediali come il cinema, la video installazione, la scultura, la foto e il disegno. La sua tesi a Yale consisteva in una installazione di video e sculture che combinavano la fisicità dello sport, la natura feticistica dell’attrezzatura sportiva e lo sforzo caratteristico della performance artistica. Fra l’88 e il 93 Barney ha sviluppato la serie Drawing Restraint in cui affrontava situazioni di limitazioni autoimposte, come saltare su un trampolino, arrampicarsi su ostacoli, bloccare i propri movimenti con protesi chirurgiche di latex, mentre creava opere d’arte. Esplorava insomma la possibilità di creare qualcosa attraverso una serie di impedimenti fisici, come quando qualcuno si strappa un muscolo mentre cerca di rinforzarlo con il sollevamento pesi. Nelle sue prime mostre [facility of INCLINE] e [facility of DECLINE] (entrambe del 1991) tenute rispettivamente alla Stuart Regen Gallery di Los Angeles, e alla Barbara Gladstone Gallery di New York, l’artista presentò elaborate sculture ambientali insieme a dei video che lo presentavano mentre interagiva con oggetti costruiti apposta o compiva movimenti elaborati come arrampicarsi sul soffitto sospeso con viti di titanio in varie performances intitolate BLIND PERINEUM e MILE HIGH Threshold: FLIGHT with the ANAL SADISTIC WARRIOR . Le sculture a loro correlate come Case BOLUS (1989Ð91), TRANSEXUALIS (1991), e REPRESSIA (1991), erano installazioni ambientali che contenevano articoli come stuoie per il wrestling, panche inclinate, manubri ottenuti da calchi realizzati in vari materiali. Tra il 90 e il 91 Barney lavorò anche col video, con la fotografia ed altre installazioni come The Jim Otto Suite (1991) (con sottosezioni intitolate OTTOblow e AUTOblow), che presentavano personaggi fittizi che funzionano come metafore o motivi tematici che attraversano tutto il suo lavoro: il campione di football Jim Otto e il “Personaggio della costrizione positiva” visto sia sotto le spoglie dell’illusionista Harry Houdini sia del femmineo Jim Blind. Tutti questi lavori erano presenti alla mostra presso il San Francisco Museum of Modern Art nel 1991Ð1992 Ðla sua prima esibizione museale. Nello stesso anno Barney inizia a introdurre creature fantastiche nel suo lavoro, con un tratto che fa presagire il vocabolario dei suoi film narrativi. L’installazione video su più canali OTTOshaft (1992), presentata alla IX Documenta di Kassel di quello stesso anno mostrava suonatori di cornamusa scozzesi che duellavano; mentre Drawing Restraint 7 (1993), esposto alla Biennale del Whitney Museum of American Art di New York, e poi ad Aperto 93 (45ma Biennale di Venezia), satiri mitologici che lottavano fra loro mentre scorazzavano per Manhattan in limousine. Nel 1994, Barney mise in cantiere il grande ciclo di Cremaster, un progetto che comprendeva 5 film e le relative realizzazioni plastiche, foto e disegni. Senza rispetto per l’ordine cronologico, Barney produsse prima Cremaster 4 (1994), che esordì con una mostra dei Related works alla fondazione Cartier nel Marzo dell’anno successivo, mentre i disegni e le foto furono presentate alla 1995 Biennial Exhibition, del Whitney Museum of American Art a New York. Il secondo film completato, Cremaster 1 (1995) fu presentato nell’Ottobre dello stesso anno al New York Video Festival. Entrambi i film facevano parte della personale dell’artista presso il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, nel 1995, intitolata PACE CAR< for the HUBRIS PILL che poi fu trasferita al Musée d'Art Contemporain di Bordeaux, e alla Kunsthalle di Berna nel 1996, e in seguito a Vienna e Basilea. Cremaster 5 (1997), ebbe invece la sua “prima” a Francoforte. In seguito sculture, installazione e quanto altro faceva parte del progetto Cremaster 5 fu presentato dalla Barbara Gladstone Gallery a New York, nel 1997. Cremaster 2 (1999), esordì al Walker Art Center di Minneapolis, nel Luglio del 1999, dentro ad una installazione teatrale creata appositamente dall’artista. Acquistata congiuntamente dal Walzer Art Center e dal San Francisco Museum of Modern Art, l’installazione fu presentata in quest’ultimo insieme al film nel 2000. La premiere di Cremaster 3 ebbe luogo allo Ziegfeld Theater di New York, con il patrocinio del Solomon R. Guggenheim Museum, che in seguito organizzò una mostra dell’intero ciclo al museo Ludwig di Colonia nel 2002, e fu in seguito trasferita al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris in ottobre. Il mese successivo l’intero ciclo e l’ambiente CREMASTER Field furono presentate da Artangel a Londra.
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