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GAMeC
Bergamo
IL FUTURO DEL FUTURISMO
Dalla ‘rivoluzione italiana’ all’arte contemporanea.
Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst

di Adriano Altamira



Fernand Leger: frame dal film: Le ballet mecanique 1924



Fernand Leger: frame dal film: Le ballet mecanique 1924



Gustav Klutsis: ritratto industriale 1931 ( fotografia )



Guy Debord - frame dal film:La societé du spectacle 1973



Dara Binbaum - Technology transformation: Wonder Woman 78/79

In anticipo di un paio d’anni sui cento che decorreranno nel 2009 dalla pubblicazione dello storico Manifesto del Futurismo, stampato a Parigi sul Figaro nel 1909, i curatori del GAMeC Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini hanno organizzato un’esposizione che ci mostra compiutamente gli effetti che il Futurismo ha avuto sulla scena internazionale, le influenze che ha esercitato sull’Arte del 900 (non solo italiana), e le sue suggestioni ancora operanti, rilevabili in tanta arte prodotta negli ultimi anni.
Quello che spesso viene dato per scontato nelle grandi mostre storiche sul Futurismo è proprio quella carica di energia potenziale e di inventiva inespressa che il movimento fondato da Marinetti destinava come eredità al futuro. La mostra del GAMeC ci fa vedere, in atto, tutto quello che il Futurismo avrebbe potuto fare, ma non ha avuto il tempo o l’occasione di realizzare, e che gli artisti venuti dopo hanno ripreso, variato, chiarito, espresso attraverso i loro nuovi interventi.
Diversi anni fa rimasi stupito, durante una conferenza di Allan Kaprow, di fronte alla candida ammissione dell’artista americano che le prime suggestioni che lo avevano portato ad “inventare” l’Happening, venivano dal Teatro d’oggetti di Balla e Depero. E’ curioso constatare che molte influenze futuriste si sono ripresentate, sono state riprese o espresse poi in maniera più compiuta, superando un intervallo di tempo di 40, 50 anni. In realtà il Futurismo è stato grandissimo per quello che ha avuto il coraggio e la forza di creare, ma forse ancora di più per quello che ha avuto il coraggio di sognare, di prevedere, di rendere anche solo teoricamente possibile. Nato con tutti i possibili handicap dovuti all’ambiente ancora provinciale e poco aggiornato della cultura italiana degli inizi del 900, il Futurismo, grazie alla sua prima impostazione anarchica e agglutinante, spaccona e imprevedibile, si scava un suo non piccolo spazio nella cultura europea, dalla sua nascita allo scoppio della prima guerra mondiale, riuscendo a tracciare alcune strade che, ad esempio, il più aggiornato e coerente Cubismo non si sarebbe neppure sognato di aprire; e questo nella stessa Francia (si veda come effetto il Manifesta dell’Antitradition Futuriste di Apollinaire)! ma poi soprattutto in Germania, in Gran Bretagna, in Russia. Il rapace irrazionalismo futurista (retaggio delle sue origini simboliste) è capace qua e là di esplosioni devastanti che anticipano i rovesciamenti programmatici del Dadaismo, e persino certi aspetti del Surrealismo. Ma il Futurismo -forse il primo movimento artistico europeo realmente “organizzato”, e presente in tutti i campi della cultura (letteratura, teatro, pittura e scultura, musica, architettura, danza, fotografia, cinema, ecc.); in tutte queste discipline impone con forza almeno un’invenzione di livello decisamente europeo: i Paroliberi di Marinetti, il Teatro Sintetico, l’arte di Boccioni e Balla, l’intonarumori di Russolo, i progetti di Sant’Elia, la Fotodinamica di Bragaglia, ecc. Inoltre, attraverso i suoi manifesti programmatici, ridefinisce l’arte come una sorta di Gesamtkunstwerk aperto ad ogni sorta di connubio ed esprimibile attraverso ogni sorta di strumenti e di tecniche. Il ventaglio di possibilità espressive e di tecnologie artistiche poi esplorate dalle Avanguardie (in particolare Dadaismo, Costruttivismo e Surrealismo) e dalle Neoavanguardie degli anni 60 e 70, è già tutto nei manifesti futuristi. L’esaltazione del “automobile” e dell’aeroplano come esperienza concreta del “macchinismo” che genererà, di lì a poco, le prime macchine celibi, della “radia” (radiofonia) e del cinematografo, del Teatro d’oggetti (l’installazione) e del Teatro di Varietà (la performance fisica), del Tattilismo e mille altre previsioni, presentavano entro il primo quarto del 900 quello che sarebbe stato il territorio di azione della Modernità. Quello che non era stato fatto, o non abbastanza bene, dai Futuristi, verrà poi realizzato negli altri tre quarti di secolo. Quella di cui siamo oggi spettatori oggi, è un’arte che ha fatto sue queste istanze e si esprime indifferentemente attraverso la pittura o il video, l’installazione o la fotografia, la performance o il cinema con la massima duttilità.
La mostra presenta duecento opere degli esponenti storici del futurismo -Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero- insieme ad altre opere storiche di tendenze cui il Futurismo ha aperto la strada, come l'Astrattismo, il Costruttivismo, l'Arte Cinetica, fino alle Neo Avanguardie degli anni ‘60 e ’70; per proseguire poi fino ad includere alcuni protagonisti dell’arte contemporanea - come ad esempio Hirst, Warhol, Haring, Fontana, Nauman, Pistoletto, Tuttofuoco. In questo senso i curatori hanno capito e scelto con sicurezza quelle istanze che rappresentano oggi, appunto, il futuro del Futurismo.
Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze. La mostra si suddivide in 9 sezioni, curate da vari critici: ogni sezione si articola attorno alla conversazione di due esperti intorno al tema della sezione stessa: Cristina Rodeschini - Enrico Crispolti (Al futurismo rivisitato); Beppe Finessi - Alessandro Mendini (All'energia metropolitanaAll'anarchia dalla tradizione); Viktor Misiano - Boris Kagarlitzky (All'estetizz/azione della politica); Carlo Antonelli - Momus (Alla società dello spettacolo); Teresa Macrì - Anna Camaiti Hostert (All'umano troppo umano); Antonio Somaini - Pietro Montani (Al tempo con la tecnica); Véronique Bouruet-Aubertot - Marc Augé (Alla vita che corre); Alessandro Rabottini - Marco Giusti (All’immaginazione senza fili).
Accompagna la mostra un catalogo, edito da Electa e disponibile anche nella versione inglese, che presenta un saggio iniziale di Giacinto Di Pietrantonio, e, per ciascuna delle nove sezioni in cui è articolata la mostra, la conversazione cui accennavamo tra due esperti in diverse discipline

INFO:


Una realizzazione GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Bergamo in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A.

Sede
GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
via San Tomaso, 53 - 24121 Bergamo
tel. +39 035 270272
fax +39 035 236962
www.gamec.it

Apertura al pubblico
21 settembre 2007 - 24 febbraio 2008
Orari
martedì-domenica ore 10-19
giovedì ore 10-22
lunedì chiuso

Giorni di apertura particolari 1° novembre - 8 dicembre - 25 e 26 dicembre 2007 1° gennaio - 6 gennaio 2008

Biglietti
intero: € 8,00
ridotto e gruppi: € 6,00
scuole: € 2,00
diritto di prevendita: € 1,20

Prevendita biglietti singoli
www.ticketone.it



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