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Fondazione Centro Studi sull’Arte
Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto
Via San Micheletto 3 - Lucca

Michael Snow
Cinema, installazioni video e arti visuali
29 settembre - 4 novembre 2007



Michael Snow
Slidelenght, 1969/71 (80 diapositive in proiezione continua)



Michael Snow
Observer, 1974 videoinstallazione


Michael Snow
sshtooorrty, 2005(proiezione continua 3 minuti, sonoro)



Michael Snow
Solar Breath, 2002 (videoinstallazione 60 minuti, sonoro)

Michael Snow un personaggio di primo piano dei new o expanded media

Pittore e scultore, cineasta, fotografo e musicista Jazz, Michael Snow è tra i personaggi più interessanti della scena canadese e americana a partire dagli anni Sessanta. Se proprio la sua versatilità, e la contemporaneità con personaggi “ingombranti” come Warhol, possono aver penalizzato la sua popolarità in campo internazionale –anche senza dimenticare i numerosi riconoscimenti che l’Europa gli ha tributato in date non sospette – credo che diventi sempre più palese che Snow ha giocato un ruolo di primo piano nel settore dei new o expanded media.
Nato a Toronto nel 1929 –coetaneo dunque della generazione dei pop artists newyorkesi– ottiene il diploma dell’Ontario College of Arts nel 1952. Nel 1956 tiene la sua prima mostra di pittura all’Università di Toronto. Nel 1961 inizia la serie della Walking Woman –la Biographie of the walking woman è in mostra a Lucca – che porterà avanti fino al 1967, anno in cui realizza delle sculture in acciaio relative a questo progetto per Expo ’67 a Montreal.
Nel 1962 si trasferisce a New York, dove diventa musicista professionista. È vicino all’ambiente del Free Jazz e frequenta Albert Ayler, Archie Shep, Cecyl Taylor. Tiene dei concerti sia come solista sia con vari gruppi, e incide anche numerosi dischi.
Nello stesso tempo si interessa al cinema underground, rappresentato in quel momento soprattutto da Jonas Mekas e Andy Warhol, che conosce in quegli anni. Nel 1956 Snow aveva già realizzato un film d’animazione, ma la sua carriera di cineasta underground inizia con New York Eye and Ear Control, nel 1964. Con Wavelength, uno dei suoi film più importanti, vince nel 1967 il Festival del Film sperimentale di Knokke-Le-Zoute.
Dieci anni dopo il suo trasferimento a New York, nel 1972, rientra a Toronto. Nel 1976 il MoMA gli dedica una personale: questa consacrazione è ratificata due anni dopo da una mostra al Centro Pompidou di Parigi, che in seguito sarà presentata in varie sedi europee e in Canada. Fra le sue opere più interessanti sono da ricordare sia varie serie fotografiche –a partire dagli anni Sessanta – sia Videoinstallazioni sonore e interattive, come la bellissima SSHTOORRTY (un gioco di parole fra short e story, cioè racconto breve, qui mescolate e sovrapposte) del 2005, anch’essa presentata alla Fondazione Ragghianti. La prima opera proiettata di Snow, Two sides to every story, che si puo’ guardare da entrambi i lati dello schermo, è del 1974. Se SSHTOORRTY è basata –a partire dal titolo – appunto sulla sovrapposizione (di parole, di storie), Two sides to every story è basata sul rovesciamento.
Scrive Eric Bullot che “L’interpretazione di ciascun messaggio implica un processo di inversione”. Lo spettatore, secondo il critico francese, deve rivoltare il supporto, “passare dall’altra parte dell’immagine” – o invertire il senso della lettura – per comprendere il senso del messaggio. Questo discorso è del resto vero anche per la fotografia dell’autore canadese: Imposition, una immagine del 1967, mostra ad esempio una coppia seduta su un divano che inclina la testa di lato per guardare un’immagine fuori-campo. La foto, benchè scattata in orizzontale, viene poi presentata in verticale: questa angolazione insolita costringe chiunque guardi quest’immagine a ripetere la stessa azione dei personaggi ritratti, inclinando appunto la testa di lato. E’ come se lo stesso percorso dovesse essere per forza ripetuto al contrario dallo spettatore, dopo essere stato vissuto dal fotografo e trasmesso alle persone nella foto. La celebre foto di Michael Snow che si copre l’occhio con la polaroid in grandezza naturale dell’occhio stesso, genera contemporaneamente la tautologia di un particolare e un’immagine grottesca dell’intero viso, spingendo chi guarda a porsi delle domande su cosa significhi veramente rappresentare la natura.

Adriano Altamira

Catalogo in mostra con testi di Vittorio Fagone, Antonio Bisaccia, Jacinto Lageira, Martha Langford.
Come per tutte le altre manifestazioni dedicate all’arte ed alla cultura visuale contemporanea realizzate dalla Fondazione Ragghianti l’ingresso è gratuito, offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.



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