Arriva a Modena, unica tappa italiana, una delle mostre fotografiche che maggiormente hanno scosso le coscienze nel corso del 2006. Si tratta di Skin of the Nation, un’antologica del fotografo giapponese Shomei Tomatsu sui disastri e la disperazione dell’era atomica.
La rassegna, a cura di Sandra Phillips e Leo Rubinfien per conto del San Francisco Museum of Modern Art, in collaborazione con la Japan Society di New York, ha già toccato Praga e Winterthur e immette la Galleria Civica di Modena in una prestigiosa rete internazionale.
Accanto ad una selezione di oltre 260 fotografie, l’antologica si arricchisce di una videointervista con l’autore a cura di Filippo Maggia e di alcuni film - inediti per il pubblico italiano - realizzati da John Junkerman (regista indipendente americano anch’egli collaboratore alla mostra) su importanti aspetti della cultura giapponese utili alla comprensione del lavoro di Tomatsu, un lungo viaggio nella storia del Giappone dal dopoguerra ai giorni nostri.
A seguire riproponiamo l’articolo pubblicato da informatissimafotografia nel 2006
in occasione della mostra a Winterthur
Shomei Tomatsu
Skin of the Nation
Fotomuseum Winterthur
Winterthur, Zurigo
2 settembre - 19 novembre 2006
“Skin of a Nation” (la pelle di una nazione) è una messa a fuoco di superfici, facce, stoffe e territori che, come una mappa, fornisce informazioni su stati d’animo e su una sensibilità tipicamente giapponesi.
Shomei Tomatsu, che è nato nel 1930, si è formato negli anni segnati pesantemente dal clima imperialistico giapponese che condusse alla seconda guerra mondiale e allo stesso clima bellico. Appartiene, secondo le sue stesse parole, alla generazione “sfiduciata”-cioè a quella generazione che ha sperimentato lo choc del passaggio del Giappone moderno da una società chiusa e fortemente conservatrice ad una società aperta e consumistica che ha per la prima volta sperimentato un cambiamento radicale di abitudini di vita. Le sue pri me fotografie, scattate negli anni Cinquanta, erano centrate sull’esistenza - segnata dalla povertà - del primo dopoguerra: dedicate ai soldati feriti, ai vasai e ai contadini colpiti dalle alluvioni, ai bambini e agli studenti delle classi più povere: Alla fine di quel decennio fonda l’Agenzia fotografica “Vivo” con Kikuji Kawada, Eikoh Hosoe e altri.
Negli anni Sessanta era già considerato come il più importante e influente fotografo del dopoguerra. Era assai vicino ad artisti ed intellettuali come il film-maker Nagisa Oshima, il regista teatrale Shuji Terayama, il ballerino di Butoh Tatsumi Hijikata e lo scrittore Kobo Abe.
In quel periodo gli fu commissionato di fotografare i sopravvissuti alla atomica di Nagasaki del 1945. Anche quindici anni dopo Tomatsu riuscì a registrare l’orrore dell’olocausto nucleare in un’immagine immediata di grande presa emotiva. La sua fotografia di una bottiglia di birra fusa dal calore dell’esplosione, un oggetto artificiale che ha assunto l’aspetto grottesco di una creatura organica uscita da un film di fantascienza è forse la più nota di queste immagini. Secondo gli standard del suoi migliori lavori, quest’immagine è infatti, contemporaneamente, un documento reale, una sorta di astrazione surreale ambigua ed evocativa.
Tomatsu, che ora è sui settant’anni, è conosciuto come il maggior fotografo del dopoguerra giapponese. SĘLa carriera di Tomatsu ha attraversato un secolo di mutamenti tempestosi in Giappone: dalla società tradizionale di prima della guerra, al nazionalismo reazionario che ha spinto il Giappone alla seconda guerra mondiale, ai bombardamenti americani sulle maggiori città giapponesi - fra cui Nagoya, sua città natale - fino all’evento traumatizzante delle esplosioni nucleari. Nel dopoguerra il fotografo ha vissuto l’occupazione americana e il fenomeno dell’occidentalizzazione della cultura giapponese. Non è strano che gli artisti e gli intellettuali del periodo esprimessero l’alienazione insieme ad una appassionata e difensiva esplorazione del mondo. L’oggettività documentaristica del lavoro di Tomatsu, combinata con uno squisito senso dell’estetica risalta pienamente in un corpo di lavori che è contemporaneamente un documento della sua epoca ed un risultato artistico di grande compiutezza.
Questa importante retrospettiva rappresenta la prima grande rassegna completa del lavoro di Shomei Tomatsu, testimoniando il suo apporto all’avanguardia giapponese del secondo dopoguerra, e il suo ruolo determinante nello sviluppo di una moderna fotografia giapponese. Con circa 260 fotografie, la mostra presenta i principali cicli del suo lavoro; ad esempio “Nagasaki 11.02”, lo sconvolgente reportage sugli effetti della bomba atomica e sull’esistenza dei sopravvissuti; e “Chewing Gum and Chocolate”, un suo primo tentativo di rappresentare gli effetti dell’americanizzazione sul Giappone del dopoguerra. Questa serie mostra la dicotomia fra la minaccia militare e l’attrazione culturale -la seduzione del glamour hollywoodiano. Tomatsu ci conduce dal Giappone tradizionale a quello del miracolo economico, e mostra gli effetti dei grandi cambiamenti economici, politici e culturali. Il suo approccio documentaristico, ma anche la sua particolare visione lirica e simbolica, hanno influenzato varie generazioni di fotografi giapponesi.
Padre della moderna fotografia giapponese ha influenzato Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama così come, in seguito, Seiichi Furuya, Takashi Homma e Yoshiko Seino - tutti fotografi oggi presenti nelle collezioni del Museo di Winterthur. La mostra è stata organizzata dal Museo d’Arte Moderna di San Francisco e dalla Japan Society di New York. I curatori sono Sandra S. Phillips e Leon Rubinfien.
Pubblicazione sulla mostra : Shomei Tomatsu - Skin ot the Nation. Published by San Francisco Museum of Modern Art, in collaborazione con Yale University Press, New Haven and London. Testi di Leo Rubinfien, Sandra S. Phillips eJohn W. Dower, prefazione di Daido Moriyama.
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