L’edizione 2005 presenta un programma eclettico per scelta che segue temi diversi: il Brasile, la Violenza, l’Impegno, il Ritratto, per citarne alcuni...
Fra i partecipanti al festival, citiamo le presenze emblematiche di personaggi quali Miguel Rio Branco, David Tartakover, Michal Heiman e Barry Frydlender, tre artisti israeliani impegnati sul fronte della tolleranza, oltre ad una partecipazione massiccia di fotografi di punta provenienti dai Paesi Bassi: Jacqueline Hassink, Geert van Kesteren, Christien Meindertsma, Annet van der Voort e Maurice Scheltens.
“No Eyes” è il tema paradossale della collezione che W.M. Hunt raccoglie da 30 anni. Questa prima mostra a livello mondiale presenterà una selezione di 320 fotografie. Un’occasione per far luce sul fenomeno della collezione in vista di futuri collezionisti.
Un festival è anche un media. E’ per questo che Arles è attento ad essere in presa diretta con il mondo che evolve. Questo si traduce in un inserimento consapevole nella programmazione di elementi più politici come l’impegno dell’artista, il Medio-Oriente, il vincolo sociale o l’apparire attraverso il ritratto.
La valenza pedagogica e riflessiva degli Incontri di Arles si esprime anche attraverso dei convegni (4), degli stage (22), scuole ed anche un seminario diretto agli insegnanti e agli operatori sociali...
© Francoise Huguier
© Sarah Moon
Il Festival Voies Off
Cantiere di sperimentazioni fotografiche, presenta le diverse facce della creazione d’autore. Considerando la fotografia come un mezzo per capire, immaginare, captare o per lasciare esprimere la realtà, questo festival esplora le nuove vie del mondo contemporaneo. In un vero e proprio spazio di libertà, è considerato l’intermediario della giovane fotografia ad Arles.
Il premio del Festival Voies Off ricompensa ogni anno un fotografo per una creazione contemporanea. I fotografi, gli artisti che si servono della fotografia, collettivi, scuole e strutture di diffusione sono invitati a proporre i loro lavori.
I Premi
Premi dedicati ai fotografi-rivelazione, agli autori che varcano i confini riconosciuti della fotografia, a coloro le cui opere aumentano il dialogo e lo scambio nell’interesse dell’umanità e altro ancora.
LE MOSTRE
Si articolano in varie sezioni:
UN MONDO IN TENSIONE
Gritos Surdos, MIGUEL RIO BRANCO
Nell’anno che la Francia dedica al Brasile, Arles ospita una figura di punta della fotografia contemporanea brasiliana, Miguel Rio Branco. Allestita nella chiesa dei Frères Precheurs, luogo ricco di testimonianze archeologiche e avvenimenti storici, la mostra si sviluppa attorno a installazioni visive, montaggio di immagini, creazioni sonore e video che lasciano trapelare uno sguardo disincantato e pessimista sulle sorti del mondo.
© Barry Frydlender
BARRY FRYDLENDER
Il fotografo israeliano Barry Frydlender propone una serie di “paesaggi sociali”. Frydlender spiega che non sono più delle vere fotografie, ma piuttosto un matrimonio tecnologico fra l’apparecchio fotografico e il computer. “Non è un solo momento,” dice, “ma tanti. E ogni immagine ha la propria storia nascosta.”
Cosciente del carico politico-storico delle immagini provenienti da Israele, Frydlender evita ogni forzatura e drammatizzazione. L’autore commenta: “Non si tratta di un panorama, ma di una passeggiata.” Con un approccio simile anche quando ritrasse una strada di Jaffa, Frydlender trovò al suo ritorno l’edificio che gli serviva da punto di vista completamente demolito. Questo spiega il vuoto nell’angolo in basso a destra dell’immagine. Ma non è grave : quello che importa è che si siano conservate le immagini appassionanti della bambina che corre a raccogliere una scarpa, dello scorcio di un interno e il suo sguardo su un vasto cimitero. “Non sono limitato dal tempo, ” afferma. E neanche i suoi spettatori. (Da un articolo di Vince Alleti per Village Voice.)
© David Tartakover
DAVID TARTAKOVER
I manifesti politici di David Tartakover seguono con tenacia l’occupazione dei territori palestinesi da parte d’Israele. Da più di tre decenni, David Tartakover fa penetrare nella coscienza collettiva del proprio paese immagini di grande efficacia. Attingendo da manifesti composti in parte da immagini giornalistiche, l’autore propone una serie di opere. E’ così che questo designer israeliano prende posizione riguardo all’occupazione. Non c’è moralismo né ingenuità. Tartakover mette il proprio corpo nel mirino. Tartakover è diventato l’emblema israeliano dell’artista che scende per strada per far sentire la propria voce, collegando incredibilmente la nostalgia all’attualità.
La mostra è a cura di Tali Tamir.
© Michal Heiman
MICHAL HEIMAN
Da una decina d’anni, l’autrice integra al suo lavoro dei testi psicologici, evidenziando attraverso l’immagine la sua visione personale del legame esistente fra arte, psicologia e politica. Applica la sua visione in particolare al tema del conflitto fra israeliani e palestinesi. Una delle sue serie: Photo Rape (Foto Stupro), sottolinea la sua visione della fotografia come rapporto di potere tra fotografo e soggetto, sul ciclo malvagio di sguardi reciproci macchiati di cecità e su una pratica che piazza i soggetti, come le donne e i bambini, in un angolo morto.
Why Mister, Why? Irak 2003-2004
GEERT VAN KESTEREN
“Why Mister, Why?” è il grido degli iracheni davanti agli atti incomprensibili delle truppe americane e quello dei militari che si beffano della disperazione dei prigionieri.
L’opera parla del baratro fra gli iracheni e le forze d’occupazione: gli uni sbarcati in un paese totalmente sconosciuto, gli altri delusi nella loro speranza di libertà democratica.
Checked Baggage
CHRISTIEN MEINDERTSMA
Un lotto di 3264 articoli comprati da Christien Meindertsma: tutti “oggetti nocivi” dopo gli avvenimenti dell’ 11 settembre 2001. E’ questo il punto di partenza della sua opera. Risolutamente neutro nel modo di rappresentare l’oggetto, raggiunge una singolare forma espressiva. I cavatappi messi in fila, per esempio, sembrano trasformarsi in falangi di terroristi o di pirati dell’aria... Checked Baggage è uno sguardo sull’ossessione relativa all’ordine pubblico.
OFF BROADWAY
Dobbiamo Off Broadway a quattro giovani fotografi di Magnum che si sono uniti per condividere le loro esperienze di guerra e di situazioni estreme. L’installazione audiovisiva rappresenta il loro desiderio di circoscrivere dei sentimenti per renderli tangibili. Off Broadway vuole portare alla luce quello che viene “dimenticato” dal fotogiornalismo.
Le api regine del mondo arabo
JACQUELINE HASSINK
Il progetto nasce da un’idea dell’autrice di fotografare alcune delle donne che fanno parte dei consigli d’amministrazione di grandi società e figurano nella lista delle “Top 500” della rivista Fortune.
© Olhares do Morro
Um manifesto visual
OLHARES DO MORRO
La Favela esprime il suo sguardo sulla città. Olhares do Morro si pone l’obiettivo di smontare le rappresentazioni stereotipate della favela. Organizzando un canale trasversale di creazione e circolazione di immagini, gli abitanti delle favelas sono coinvolti in tutte le attività del Núcleo de Expressao Visual. Con un progetto semplice iniziato nel 2002, Olhares do Morro è diventata un’organizzazione non governativa con una rete di giovani artisti.
Quei cani che inseguono la mia auto nel deserto
JOHN DIVOLA
Un cane non si prende alla sprovvista nel deserto: sente il rumore dell’auto molti chilometri prima che arriviate, ed è già in uno stato d’attesa esasperata.
Tra il 1995 e il 1998, l’autore stava preparando una serie di fotografie di case isolate nel deserto nel sud della California. Ogni tanto, un cane inseguiva la sua auto.
Il cane che insegue un’automobile racchiude metafore e confronti: cultura/natura, addomesticato/selvaggio, amore/odio... Pur rendendosi conto che il progetto è senza speranza, perché il cane non raggiungerà mai l’auto e l’apparecchio non catturerà mai la realtà.
Tratto dal libro di John Divola: Dog chasing my car in the desert, edizione Nazraeli press/JGS, 2004.
RITRATTI
LA COLLEZIONE DI W. M. HUNT
No Eyes, Una selezione della collezione Dancing Bear
320 fotografie realizzate da autori celebri e da anonimi, 320 ritratti nei quali lo sguardo è celato.
W. M. Hunt, grande collezionista, arricchisce con costanza la sua collezione Dancing Bear da una trentina d’anni. Prendendo come esempio la foto The Dream d’Imogen Cunningham (1910), W. M. Hunt spiega che “lo sguardo attraversa impercettibilmente il velo, ma allo stesso tempo la donna cerca di essere vista come una sorte di spettro verginale”. La collezione espone le opere dei grandi fotografi del XX secolo, come Henri Cartier-Bresson, Harry Callahan, Diane Arbus, Bill Brandt, André Kertész, Dorothea Lange, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Irving Penn, Weegee, Edward Weston, Duane Michaels e Joel-Peter Witkin, ma anche altre stampe del XIX secolo, fra le quali emergono ambrotipi, dagherrotipi.
© Mario Cravo neto
...L’istante eterno
MARIO CRAVO NETO
Come dei piedistalli integrati alle sculture che sorreggono, le immagini essenziali di Cravo Neto fanno pensare a delle offerte poste con emozione sull’altare dell’ordinario; a delle allegorie fatte di elementi di un’equazione presentata senza preamboli o narrazione.
Sull’ultimo zoccolo di pelle nuda, degli amuleti servono da mediatori fra il mondo delle percezioni e il mondo materiale. Lo sguardo dei soggetti è mascherato dal fotografo con l’aiuto di un guscio di tartaruga, di un osso, dell’occhio di un’oca, di dita o mani...
Figlio di Bahia, l’autore celebra il popolo africano del Brasile.
(da un testo di Edward Leffingwell)
Autoportrait
BERNAR VENET
Bernar Venet offre allo spettatore la propria anatomia attraverso gli autoritratti. Un viaggio artificiale all’interno del corpo avviene grazie ad una tecnologia di punta, quella delle immagini create da onde ultrasonore ed elettromagnetiche. Questa tecnica che permette di addentrarsi in un corpo divenuto trasparente, trasforma definitivamente la nostra percezione della natura umana. Un amico di Venet concretizza questo progetto con la realizzazione di un “clone virtuale in 3D”. E’ una ricostituzione molto precisa e vicina alla realtà, grazie alla tecnologia medica. Uno scanner a spirale rende disponibili miliardi di immagini. La storia del ritratto è già ricca di proposte, ma quella di Bernar Venet consiste nel realizzare un “autoritratto oggettivo,” che è il risultato di un’analisi scientifica approfondita molto lontana da quella percezione soggettiva degli artisti ai quali siamo abituati.
© Denis Rouvre
Automaton
DENIS ROUVRE
Scattare foto alle celebrità è diventato difficile, data l’onnipresenza del marketing che controlla anche le attitudini. Per non cadere negli stereotipi, forse una risposta possibile è una scatola bianca e setosa, uno studio fotografico mobile, una cabina che rivela nuove sfaccettature insospettabili di star invitate a cavarsela in un autoritratto. La messa in scena ridotta a un nulla, impone il rischio di mettersi a nudo davanti all’obiettivo impavido, permettendo di catturare, in tempo reale, momenti lievi e intensi. Il fotografo è volutamente assente, delega la magia al personaggio. Come reagirà la modella davanti alla propria immagine, che diventa autopsia mediatica e auto-psicoaneddotica grave e ludica?
Portraits arlésiens
DAVID BALICKI
Sono burberi, si ibernano, hanno un senso spiccato per la festa, amano che si conquisiti la loro amicizia, non sono sottomessi, sono fieri e diffidenti; in breve hanno una forte identità e loro stessi si trovano tanto sconfortanti quanto affettuosi, ma con una grande umanità.
La naturale drammaturgia di Balicki conferisce alla popolazione di Arles una solidità che le si addice. Come un vero regista, il rapporto che stabilisce con i soggetti esacerba il loro talento. L’autore ha saputo interessarsi alle loro passioni per poi farle rientrare nella propria estetica.
Il risultato è una sobrietà ed un incontro tenero e allo stesso tempo potente, che traduce perfettamente l’essenza del sentimento di questo popolo. E’ infatti proprio il loro temperamento che dà significato ai ritratti.
FRED LEBAIN
“In queste coltivazioni di cactus e di piccole piante “succulenti,” ho visto delle forme intriganti, delle curve architettoniche e organiche al contempo, come gli edifici viventi di un bozzetto. Credo di aver pensato immediatamente all’Albero della Vita di Gustav Klimt e ai suoi dipinti stranamenti cellulari e cabalistici. Le mie immagini sono composte da motivi molto precisi, quasi meccanici, nei quali avevo voglia di perdermi. Allora ho inclinato la mia macchina fotografica e ho realizzato delle immagini che non si piccano di realismo: come se le equazioni che le modellano non potessero essere risolte, esse invitano a tuffare lo sguardo nei labirinti. Per poi lasciarsi guidare dall’immaginario.”
© Mireille Loup - 2004
LA SCUOLA NAZIONALE SUPERIORE DELLA FOTOGRAFIA FESTEGGIA I SUOI 20 ANNI
D’UN MOMENT Á L’AUTRE
Mostra che riunisce i lavori di 29 fotografi, di cui alcuni sono anche cineasti e registi di video. Tutti i partecipanti della mostra sono stati studenti della Scuola Nazionale Superiore della Fotografia di Arles. Un campione significativo di cio che ha prodotto la scuola durante gli anni. Fra gli autori più famosi sono presenti Stanislas Amand, Erik Bullot, Daniel Challe, Monique Deregibus, Anne Favret e Patrick Manez, Jean-Baptiste Ganne, Arno Gisinger, Valérie Jouve, Andréa Keen, Mireille Loup, Olivier Ménanteau, Mathieu Pernot, Antonin Potoski, David Rosenfeld, Lukas Roth e Bruno Serralongue.
© Natalie Czech - 2003
Edited Reality
LA SCUOLA DI DUSSELDORF
Edited Reality presenta il lavoro di quattro giovani autori, il cui stile consiste nel rimaneggiare attraverso computer ed elaborazione digitale delle fotografie scattate, il più delle volte, da altre persone. Cercano dunque l’essenziale, passando oltre la rappresentazione tradizionale del soggetto, per raggiungere una densità concettuale e una potenza visiva considerevole. Tutti loro, Natalie Czech, Thomas Neumann, Juergen Staack e Pablo Zuleta Zahr, sono allievi del celebre fotografo Thomas Ruff, alla scuola d’arte di Dusseldorf. Scuola alla quale la vitalità dell’arte contemporanea tedesca deve molto.
HYPEGALLERY PHOTO
Questa esposizione, unica nel suo genere, permetterà ai fotografi amatoriali e professionisti di esporre le proprie opere. La Hypegallery Photo è un concetto innovativo che si basa sull’idea di una galleria evolutiva che si arricchirà, giorno dopo giorno, di opere presentate dalla nuova generazione di fotografi ancora sconosciuti al pubblico.
Una vera e propria istantanea delle tendenze fotografiche e un’occasione unica per i giovani di essere visti nella cornice di una delle più grandi manifestazioni mondiali.
RISCOPERTE
© Joan Fontcuberta
Miracoli & Co
JOAN FONTCUBERTA
Joan Fontcuberta, s’infiltra nel monastero di Valhamonde, una comunità religiosa ortodossa fondata da più di dieci secoli in una regione remota della Finlandia. L’autore riporta la storia del monastero, terra d’accoglienza per tutto quel che si ritiene strano ed esoterico. Tutti i più grandi manipolatori mistici sono passati da Valhamonde: da Cagliostro a Rasputin fino a Ron Hubbard di Scientology. Paradossalmente, questo luogo di difficile accesso risulta essere un ingranaggio essenziale nella lotta per il potere a livello mondiale. Questo perché si impara a fare “miracoli” che conferiscono a coloro che li realizzano grande potere sulle masse. In un’epoca in cui l’umanità cerca nuova speranza nella spiritualità religiosa, Valhamonde forma degli apprendisti-messia.
Con un omaggio al linguaggio caricaturale del cartone animato e a quello della vecchia fotografia psichica, questo saggio fotografico fa una rapporto critico sulla fede che diventa religiosità ed anche sul fanatismo, sulla superstizione, la magia, il paranormale e la credulità.
CHRISTER STROMHOLM
Christer Stromholm il più grande fotografo scandinavo, ha ha segnato tre generazioni della fotografia del Nord Europa. La mostra propone sessanta immagini originali scattate tra gli anni ’50 e ’60. Contraddistinta dall’ossessione della morte, dalla nozione di serie e dal rifiuto dell’aneddoto, Till minnet av mig sjalv (Alla mia memoria) è un momento storico essenziale della fotografia in Europa, un esempio di ciò che dovrebbe fare la fotografia: porsi domande sul mondo senza condiscendenza, raccontarlo senza rappresentarlo, creare dubbi... Ma la mostra è molto di più: è l’affermazione dell’indispensabile libertà
dell’artista. A cura di Christian Caujolle.


BIBLIOTECA NAZIONALE DI FRANCIA
Esposizioni Universali dal 1867 al 1900
La Biblioteca Nazionale presenta quattro delle cinque esposizioni universali del XIX secolo. A parte l’ambizione crescente degli organizzatori ad ogni esposizione, le fotografie illustrano i progressi tecnici, lo sviluppo delle arti, gli scambi commerciali, le conquiste coloniali e i cambiamenti politici.
Lo stile spettacolare delle costruzioni è frutto di una nuova e stretta collaborazione fra architetti, ingegneri e artisti: mescolanza eclettica d’audacia modernista e d’arte ufficiale per l’ornato.
Tra i fotografi citiamo Frédéric Martens, Bisson il giovane, Pierre Petit, Hippolyte Collard, Louis-Emile
Durandelle o i fratelli Neurdein. I formati variano: dalle grandi stampe alle visioni stereoscopiche più commerciali.
Appare chiaramente il progresso storico della fotografia lungo i decenni: si passa dalle visioni statiche, molto composte e spesso senza personaggi, a quelle più animate con scene di folla, barche e veicoli in movimento.
© Carlos Bippus
Profili di Rio
fotografie di CARLOS BIPPUS
Nei primi due decenni del XX secolo, un gruppo di fotografi esplora Rio de Janeiro cercando di fotografare poeticamente gli angoli della città. Bippus, Lopes, Braz, Tiele e Kollien lasciarono un’eredità di vedute che riflettevano grande sensibilità e venivano realizzate grazie a tecniche eccellenti. Il loro obiettivo era quello della commercializzazione di “cartoline postali.”
La riforma urbanistica realizzata all’inizio secolo ha dato un nuovo aspetto alla città. Le caratteristiche portoghesi si sfumarono lasciando il posto alla fisionomia francese, fatta di viali, piazze e costruzioni imponenti. E’ in questo contesto che si inseriscono le foto di Carlos Bippus, immagini notturne straordinarie. I contorni della città sono osservati partendo dai punti di luce che illuminano gli ambienti urbani moderni.
Il festival organizza anche numerosissimi incontri, dibattiti, laboratori e seminari.