Ricerca nella guida


Nominativi in ordine alfabetico
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Y Z

TIGRI DI LUCE Edizioni Contrasto

Fotografie di Peter Bialobrzeski

Hong Kong, Shenzen, Singapore, Shanghai, Bangkok e Kuala Lumpur:
le nuove megalopoli asiatiche, uno scintillante incubo fantascientifico


di Rossella Bigi



©Peter Bialobrzeski
courtesy Contrasto editore



©Peter Bialobrzeski
courtesy Contrasto editore



©Peter Bialobrzeski
courtesy Contrasto editore



©Peter Bialobrzeski
courtesy Contrasto editore


©Peter Bialobrzeski
courtesy Contrasto editore

Il futuro è già cominciato. Il testo di Florian Hanig “Neon cities” che introduce il volume Tigri di luce, dedicato alle nuove megalopoli asiatiche, inizia con la descrizione di un dejà vu: Lee Ho- Yen, architetto di Hong Kong, vedendo, assai in ritardo sulla sua uscita, il noto film di fantascienza Blade Runner, ravvisa nella Los Angeles del futuro descritta da Ridley Scott non tanto una fantasia avveniristica quanto la descrizione della città in cui vive, senso claustrofobico di spazio minimo e sovraffollamento compresi. E' in qualche modo la sensazione da molti avvertita, vedendo quel film: replicanti a parte, una visione assai concreta, un futuro non solo credibile ma sostanzialmente già presente.

Le fotografie abbagliate ed abbaglianti del tedesco Peter Bialobrzeski documentano i casi più eclatanti della nuova tendenza urbanistica asiatica: città come Hong Kong, Shenzen, Singapore, Shanghai, Bangkok e Kuala Lumpur sono viste in tutti i loro contrasti più drammatici con uno sguardo indipendente, lontano dal reportage come dalla fotografia di architettura.

Anche la vita sperimenta condizioni che, fino a qualche anno fa si trovavano descritte solo nei più arditi romanzi di fantascienza.

Hanig afferma che a Hong Kong si può vivere senza scendere mai in strada, dato che la città è ricca di scale mobili sopraelevate e di walkways che collegano direttamente i piani alti dei diversi palazzi. Le torri più alte hanno profili che neppure i nostri futuristi avrebbero osato immaginare. Eppure in questo contesto da fantascienza vecchio e nuovo coesistono secondo modalità affatto particolari.
Le condizioni estreme cui la popolazione è giornalmente sottoposta spiegano il facile terreno trovato qui dalle nuove epidemie come la SARS o malattie come l’epatite. I grattacieli costruiti a tempo di record hanno le facciate ricoperte da vetrate ad aggancio ( courtain walls) facili da posizionare velocemente. Date le cattive condizioni di aerazione “gli abitanti sono poi costretti a praticare fori nelle vetrate per installare i propri condizionatori. A volte per respirare forzano persino i pannelli di vetro e li tengono aperti con un bastone, su cui stendono il bucato ad asciugare”.

L'aspetto esteriore di città fantascientifiche contrasta così con l’aspetto nascosto in cui sembrano sopravvivere fianco a fianco epoche diverse. Le fotografie di Peter Bialobrzeski mostrano del resto assai bene come le torri di vetro e di luce delle nuove città orientali sorgano invariabilmente da una sorta di fangoso cantiere permanente, quasi sovrapposte ai vecchi edifici della città precedente che ancora sopravvivono.
Dalle baracche della periferia o dai negozietti effimeri che affollano le strade sembrano sorgere senza soluzione di continuità i grattacieli come sogni di cristallo, gli anelli delle strade sopraelevate, i viadotti che scavalcano d’un balzo i vecchi edifici cadenti, soffocati da enormi cartelloni, ai piedi dei quali hanno ancora luogo minuscoli commerci improvvisati su banchetti o stuoie distese al suolo.
Queste sopravvivenze arcaiche danno luogo a situazioni inimmaginabili per noi occidentali, che di fatto generano soluzioni avveniristiche come quella del “villaggio verticale” tipica di Hong Kong. Un grattacielo può diventare una sorta di villaggio nella città: oltre ad appartamenti e uffici ospita infatti le attività e i commerci più singolari, tanto che molti abitanti vi possono trovare tutto quello che serve loro (lavoro compreso) senza mai uscire all’esterno. Spesso infatti più villaggi verticali sorgono attorno ad un “mall”, un centro commerciale che fornisce una sorta di ipotesi di socializzazione oltre alle merci indispensabili alla sopravvivenza.

Le fotografie di Peter Bialobrzeski ottenute, come viene sottolineato, con tecniche analogiche, testimoniano bene questi contrasti e queste particolarità. L'aspetto abbacinato delle sue immagini, ottenute con pose di 4/8 minuti, solitamente di notte, è solo apparentemente funzionale ad una resa trionfalistica. Le sue inquadrature, molto accurate, consentono sempre di cogliere i profili dei nuovi quartieri o gli altissimi viadotti in parallelo all'aspetto decadente del vecchio tessuto urbano.

Le ferite delle antiche città in disarmo,ormai soppiantate dalle nuove metropoli del miracolo economico, sono rese con piena evidenza e anche con una traccia di emozione, generalmente assente nelle fredde immagini architettoniche della tendenza tedesca della scuola di Dusseldorf- si vedano i casi di Gursky, Struth e Ruff , come sottolinea Christophe Ribbat in uno dei testi che commentano le immagini. Così anche la logica perversa che sta dietro ad alcuni aspetti di questa edificazione proliferante ed inarrestabile, è scolpita con massima evidenza in questi scatti. Come afferma lo scrittore americano Bruce Sterling, citato da Hanig, i megaprogetti asiatici non vengono sempre costruiti perché sensati sul piano economico, ma perché capaci di suscitare ” un vero e proprio sgomento, tale da far balzare il cuore in gola”.


TIGRI DI LUCE
Le nuove megalopoli dell’Asia

Fotografie di Peter Bialobrzeski
Testi di Florian Hanig e Christoph Ribbat
Edizioni Contrasto


torna in alto
© Rossella Bigi Editore Sviluppo HF Servizi Web